Un intervento dedicato al rapporto tra biochimica degli ormoni, mitocondrio, recettori nucleari ed espressione genica
Bologna, 13 settembre 2026 – Il Dott. Andrea Militello, medico specialista in Urologia e Andrologia, è intervenuto al Congresso Internazionale “Dalla cellula alla longevità nell’era dell’epigenetica”, svoltosi presso il Savoia Hotel Regency di Bologna, con una relazione dedicata a “La modulazione epigenetica ormonale”.
L’intervento ha proposto una lettura dell’ormonomodulazione che parte dalla biochimica e dalla biologia cellulare per arrivare alla pratica clinica, superando una visione degli ormoni limitata al semplice valore riportato negli esami di laboratorio.
Al centro della relazione, la steroidogenesi: il complesso sistema attraverso il quale, a partire dal colesterolo, l’organismo produce pregnenolone, progesterone, DHEA, androstenedione, testosterone, diidrotestosterone ed estrogeni.
Particolare attenzione è stata dedicata alle vie Δ5 e Δ4, alle trasformazioni enzimatiche che regolano il passaggio da una molecola all’altra e al significato biologico di fenomeni quali ossidazione, riduzione, attività liasica, 5α-riduzione e aromatizzazione.
Dal mitocondrio nasce il segnale steroideo
Uno dei concetti centrali dell’intervento è stato il ruolo del mitocondrio, non soltanto come struttura deputata alla produzione di energia, ma anche come punto di origine della steroidogenesi.
Il trasferimento del colesterolo all’interno del mitocondrio attraverso la proteina StAR e la successiva azione dell’enzima CYP11A1/P450scc, con formazione del pregnenolone, rappresentano infatti il primo passaggio della cascata steroidea.
Il mitocondrio diventa così il punto di incontro tra bioenergetica e segnale ormonale.
Da questo presupposto è stato approfondito anche il ruolo dell’ossigeno nella respirazione cellulare e nella catena di trasporto degli elettroni, dove rappresenta l’accettore finale necessario alla fosforilazione ossidativa e alla produzione efficiente di ATP.
Ormoni: non semplici molecole circolanti
La relazione ha quindi seguito il destino delle principali molecole steroidee, mettendo in relazione struttura chimica, trasformazioni biochimiche e funzione clinica.
Il DHEA, ad esempio, è stato analizzato non soltanto come precursore androgenico ed estrogenico, ma anche nel contesto della neurosteroidogenesi e della comunicazione neuroendocrina.
Il testosterone è stato presentato come un segnale biologico il cui effetto dipende dal tessuto bersaglio, dalla disponibilità recettoriale e dalle conversioni locali.
Attraverso la 5α-reduttasi, il testosterone può essere convertito in diidrotestosterone (DHT), modificando significativamente la risposta androgenica di specifici tessuti.
Parallelamente, l’azione dell’aromatasi CYP19A1 porta alla formazione dell’estradiolo, sottolineando come gli estrogeni rappresentino anche nell’uomo una componente fisiologica essenziale dell’equilibrio ormonale, con importanti implicazioni per osso, sistema nervoso, metabolismo e funzione cardiovascolare.
Dalla steroidogenesi all’epigenetica
Il passaggio conclusivo della relazione ha collegato la biochimica degli steroidi al tema centrale del congresso: l’epigenetica.
Gli ormoni steroidei attraversano la membrana cellulare, interagiscono con recettori intracellulari e nucleari e possono così modulare complessi sistemi di regolazione della trascrizione genica.
In questa prospettiva, l’ormone non rappresenta semplicemente una sostanza presente nel sangue, ma una vera e propria informazione biologica capace di influenzare la risposta della cellula e, di conseguenza, il fenotipo funzionale dell’individuo.
“Il testosterone e gli altri ormoni steroidei non sono semplicemente numeri da riportare all’interno di un intervallo di laboratorio. Sono segnali biologici che vengono prodotti, trasformati, riconosciuti e interpretati dai tessuti.”
Terapia ormonale sostitutiva e medicina personalizzata
Questa impostazione assume particolare rilevanza nella terapia ormonale sostitutiva e nell’ormonomodulazione.
La valutazione clinica non può infatti limitarsi alla concentrazione di un singolo ormone, ma deve tenere conto dell’intero sistema: produzione, trasporto, frazione libera, metabolismo periferico, attività enzimatica, recettori, composizione corporea e caratteristiche del tessuto bersaglio.
La terapia ormonale diventa quindi, quando correttamente indicata e monitorata, un intervento volto non semplicemente a “correggere un valore”, ma a ripristinare per quanto possibile un segnale fisiologico all’interno di un sistema biologico complesso.
L’intervento del Dott. Militello ha così cercato di unire chimica, biochimica, farmacologia e medicina clinica, mostrando come la comprensione molecolare della steroidogenesi possa contribuire a una medicina ormonale sempre più razionale, personalizzata e orientata alla funzione.