Per decenni una precedente diagnosi di carcinoma prostatico è stata considerata, nella pratica clinica, una delle principali ragioni per evitare la terapia sostitutiva con testosterone.
Il timore è comprensibile: la prostata è un organo androgeno-dipendente e la terapia di deprivazione androgenica rappresenta uno dei pilastri del trattamento della malattia avanzata.
Ma questa fisiologia non significa necessariamente che riportare il testosterone nel range fisiologico aumenti automaticamente il rischio di recidiva in un uomo accuratamente selezionato e già guarito da un carcinoma prostatico localizzato.
Nel maggio 2026 JAMA Internal Medicine ha pubblicato un importante trial randomizzato che affronta direttamente questa domanda.
Chi è stato studiato
Il trial ha incluso 136 uomini di almeno 40 anni, precedentemente sottoposti a prostatectomia radicale per carcinoma prostatico organo-confinato.
I tumori erano:
- Gleason 3+3;
- oppure Gleason 3+4.
Tutti i partecipanti avevano PSA non rilevabile da almeno due anni dopo l’intervento, due misurazioni di testosterone con media inferiore a 275 ng/dL e sintomi compatibili con ipogonadismo come libido ridotta, disfunzione sessuale o fatigue.
La selezione del paziente è quindi fondamentale per interpretare correttamente i risultati.
Non era uno studio su carcinoma prostatico attivo.
Non era uno studio su malattia metastatica.
Non includeva uomini con carcinoma ad alto rischio.
TRT contro placebo
I partecipanti sono stati randomizzati a:
testosterone cipionato 100 mg intramuscolo una volta alla settimana
oppure placebo per 12 settimane.
L’endpoint principale di efficacia era l’attività sessuale. Gli endpoint secondari comprendevano desiderio sessuale, funzione erettile, benessere, composizione corporea, funzione fisica e capacità aerobica.
Per la sicurezza oncologica, la recidiva biochimica era definita come PSA ≥0,2 ng/mL.
Cosa è migliorato con la TRT
Rispetto al placebo, la terapia con testosterone ha determinato un incremento significativo dell’attività sessuale.
Sono migliorati anche:
- desiderio sessuale;
- dominio sessuale della qualità di vita specifica per carcinoma prostatico;
- stato emotivo;
- composizione corporea;
- potenza durante il test di salita delle scale;
- VO₂peak.
La funzione erettile non è invece migliorata significativamente.
È una distinzione coerente con altri grandi trial sulla TRT: il testosterone ha un ruolo particolarmente importante sul desiderio sessuale, mentre l’erezione dipende anche da funzione vascolare, neurologica, chirurgia pelvica e integrità dei nervi cavernosi.
Dopo prostatectomia radicale, questo punto diventa particolarmente importante.
Cosa è successo al PSA
Durante il trattamento e nel breve follow-up successivo nessun partecipante, né nel gruppo testosterone né nel gruppo placebo, ha sviluppato recidiva biochimica.
È un risultato rassicurante.
Ma non è corretto trasformarlo nella frase “la TRT è sicuramente sicura dopo carcinoma prostatico”.
Lo stesso articolo sottolinea che il trial era:
- piccolo;
- di fase 2;
- limitato a 12 settimane di trattamento;
- con follow-up breve.
Non era quindi dimensionato per studiare recidive oncologiche rare o a lungo termine.
La conclusione appropriata è che questi risultati forniscono una prova di principio sufficientemente rassicurante da giustificare studi randomizzati più grandi e più lunghi.
E dopo radioterapia?
Nel gennaio 2026 è stato pubblicato anche uno studio retrospettivo su uomini con carcinoma prostatico precedentemente trattato con radioterapia, con o senza ADT.
Tra 33 uomini sottoposti successivamente a TRT, il testosterone mediano è salito da 66 a circa 299 ng/dL.
Sono stati osservati miglioramenti di fatigue, umore e sintomi sessuali e l’anemia è stata corretta nel 42,9% dei pazienti che erano inizialmente anemici.
Un paziente ha sviluppato malattia metastatica tre anni dopo l’inizio della TRT e, nella revisione narrativa associata, il tasso medio ponderato di recidiva biochimica negli studi pubblicati era circa 3,3%.
Si tratta però di dati osservazionali e non randomizzati, quindi molto meno solidi del trial post-prostatectomia.
Cosa dicono oggi le linee guida EAU
Le linee guida EAU 2026 continuano ad adottare un approccio prudente.
Negli uomini sintomatici e ipogonadici precedentemente trattati chirurgicamente per carcinoma prostatico localizzato, raccomandano una discussione approfondita con il paziente e limitano la possibilità di TRT agli uomini con basso rischio di recidiva, senza evidenza di malattia attiva.
La raccomandazione EAU indica inoltre:
- almeno un anno di follow-up dopo chirurgia;
- PSA <0,01 ng/mL;
- assenza di recidiva;
- monitoraggio del PSA a 3, 6 e 12 mesi durante il primo anno di TRT e successivamente ogni anno.
Il capitolo EAU dedicato alla qualità di vita nel carcinoma prostatico riconosce inoltre che, pur con evidenze ancora limitate, gli uomini trattati con terapia locale radicale non sembrano mostrare outcomes peggiori quando ricevono supplementazione con testosterone e che la sostituzione può essere presa in considerazione quando l’ADT non è parte della strategia oncologica.
Cosa cambia nella pratica clinica
Il nuovo RCT non autorizza una liberalizzazione indiscriminata della TRT nei sopravvissuti a carcinoma prostatico.
Cambia però la domanda clinica.
Non dovrebbe più essere semplicemente:
“Ha avuto un carcinoma prostatico? Allora testosterone mai.”
La domanda dovrebbe diventare:
“Qual era il rischio oncologico? È stato trattato radicalmente? Da quanto tempo il PSA è non rilevabile? Esiste un vero ipogonadismo sintomatico? Qual è il rapporto beneficio-rischio per questo paziente?”
Questa è medicina di precisione.
Conclusione
Il trial pubblicato nel 2026 rappresenta uno dei dati più importanti degli ultimi anni nel rapporto tra TRT e carcinoma prostatico.
Negli uomini con carcinoma localizzato a basso rischio, trattato con prostatectomia radicale, PSA non rilevabile da almeno due anni e ipogonadismo documentato, una breve TRT ha migliorato sessualità, benessere, composizione corporea e performance senza recidive biochimiche durante il periodo studiato.
Non abbiamo ancora la risposta definitiva sulla sicurezza a 5, 10 o 15 anni.
Ma abbiamo un risultato che rende sempre meno sostenibile una proibizione automatica basata esclusivamente sulla storia oncologica.
Il futuro non è testosterone dopo qualunque carcinoma prostatico.
È TRT nel sopravvissuto accuratamente selezionato, informato e monitorato.
8) Fonti e lettura clinica
Bhasin S, Burnett AL, Gagliano-Jucá T, et al. Testosterone Treatment in Prostate Cancer Survivors With Hypogonadism: A Randomized Clinical Trial. JAMA Internal Medicine. 2026;186(7):805-814. Pubblicato online l’11 maggio 2026. DOI: 10.1001/jamainternmed.2026.1343. 136 uomini dopo prostatectomia radicale; TRT significativamente superiore al placebo per attività sessuale, desiderio, composizione corporea, funzione fisica e VO₂peak; nessuna recidiva biochimica durante il breve periodo studiato.
Studio 2026 dopo radioterapia
Chandra MS, Wang C, Gagliano-Jucá T, et al. Testosterone Replacement Therapy in Prostate Cancer Survivors Treated With Radiation With and Without Androgen Deprivation Therapy: A Retrospective Study and Narrative Review. Endocrine Practice. 2026;32(5):679-688. DOI: 10.1016/j.eprac.2026.01.019. Studio retrospettivo su 33 uomini; miglioramenti di fatigue, umore e sessualità, con basso numero di recidive ma evidenza non randomizzata.
Linee guida
EAU Guidelines on Sexual and Reproductive Health — Male Hypogonadism, edizione 2026. Possibile TRT dopo chirurgia solo in uomini a basso rischio di recidiva, senza malattia attiva, con counseling approfondito e monitoraggio del PSA.
EAU Guidelines on Prostate Cancer 2026 — Quality of Life Outcomes. Le EAU riconoscono che, pur con evidenze ancora limitate, negli uomini sottoposti a terapia locale radicale non sono emersi outcomes peggiori con supplementazione di testosterone e non vedono una controindicazione automatica nei sintomatici ipogonadici quando l’ADT non è indicata.
Dato consolidato: la TRT non è indicata nella malattia prostatica attiva avanzata e non va utilizzata indiscriminatamente nei sopravvissuti oncologici.
Dato nuovo: per la prima volta disponiamo di un trial randomizzato placebo-controllato moderno che mostra benefici clinici della TRT in uomini altamente selezionati dopo prostatectomia radicale senza segnali di recidiva biochimica nel breve termine.
Interpretazione clinica: il risultato non dimostra sicurezza oncologica a lungo termine, ma sposta razionalmente il paradigma da “storia di carcinoma prostatico = divieto automatico” a “valutazione individuale di rischio oncologico, ipogonadismo, PSA e qualità di vita”.